La pace di Venezia del 1177

L’Italia del terzo quarto del XII secolo assomigliava a un vasto e complesso campo di battaglia, oggetto di diverse rivendicazioni. Tra le parti in causa vi erano due imperi, quello tedesco retto da Federico di Hohenstaufen detto il Barbarossa, e quello bizantino, sul cui trono sedeva Manuele, il terzo della dinastia dei Comneni. Dopo che l’ultima roccaforte greca nella penisola, Bari, era caduta in mano normanna un secolo prima, l’imperatore di Costantinopoli aveva l’ambizione di riportare sotto il proprio controllo alcune porzioni del territorio italico. Il Barbarossa, invece, nutriva il progetto di affermare in maniera più netta il proprio potere, presupponendo in tal modo una riscossione più efficiente e regolata dei regalia che gli erano dovuti dai Comuni italiani. Ciò portò al famoso conflitto che si ricompose nella pace di Costanza del 1183. I Comuni, dal canto loro, avevano intessuto legami con un altro avversario di Federico, il papa Alessandro III, all’epoca Rolando, figlio del senese Ranuccio.

Soprattutto a partire da Gregorio VII il papato era diventato una potenza politica che nutriva ambizioni universalistiche di guida della cristianità. Si era giunti a un momento in cui all’interno della Curia vi erano due fazioni, una propendente per un’alleanza con i normanni e l’altra favorevole a un avvicinamento con il Sacro Romano Impero. Al momento della morte di papa Adriano IV nel 1159 l’influenza dei due partiti era molto forte. Rolando fu indicato come il candidato della schiatta filo-normanna e risultò eletto dal conclave, ma si rifiutò di accettare l’incarico, consentendo alla fazione avversaria di approfittarne per proclamare il proprio candidato con il nome di Vittore IV. A questo punto Rolando non poté fare altro che decidersi ad accettare la designazione e scelse il nome di Alessandro III. Vittore incontrò il sostegno del Barbarossa che lo supportava nel tentativo di far valere la propria autorità. Ciò costò all’imperatore la scomunica da parte di Alessandro III che, invece, godeva del favore della maggioranza degli altri sovrani europei. Si creò uno scisma nella cristianità occidentale che non fu risolto neppure dalla morte di Vittore nel 1164, poiché la sua fazione lo rimpiazzò con Pasquale III a cui, a sua volta succedette Callisto III.

Non è intenzione di questo articolo ripercorrere tutte le fasi del conflitto tra il Barbarossa e il Papato, fatto sta che, in seguito ad alcuni rovesci tra cui la sconfitta di Legnano nel 1176 contro i Comuni, l’imperatore tedesco fu convinto dell’esigenza di ricercare la pace e abbandonò il sostegno a Callisto III. Dopo alcuni colloqui preliminari svoltisi ad Anagni il 4 novembre sempre del 1176, la scelta del luogo in cui stringere un accordo con il Papa cadde su Venezia. La città adriatica vide così coronare la propria strategia di equilibrio tenuta tra le diverse parti in causa nel conflitto italico. Pur essendo stata tra i principali promotori e sostenitori della lega di città venete (riunite attorno Padova, Verona e Vicenza) oppositrici del Barbarossa, Venezia non ebbe mai un ruolo attivo e quando nel 1173 le truppe tedesche assediarono la città di Ancona, sotto la protezione dell’impero bizantino e sostenuta dalle città italiane, la flotta veneziana fornì sostegno a Federico. Il doge Sebastiano Ziani ebbe, quindi, l’onore di tenere il primo “congresso internazionale” del Medioevo, età dominata da idee universalistiche in cui, di conseguenza, non era abitudine tenere concertazioni tra diverse entità politiche.

Mentre il Papa risiedeva nel palazzo del patriarca di Grado Enrico Dandolo e i legati delle città lombarde e del regno normanno erano ospitati sempre sull’isola di Rialto, l’imperatore fu fatto attendere nella vicina Chioggia, da cui scambiava ambascerie continue con Alessandro III. Il vescovo di Roma, infatti, aveva imposto che a Federico non fosse consentito fare il suo ingresso in città finché non si fosse giunti a una soluzione concordata. Non tutto andò liscio, tuttavia, poiché il legato normanno, nonché cronista, Romualdo II Guarna ricorda come a un certo punto la popolazione veneziana fu in uno stato di agitazione generale, temendo che lasciare il Barbarossa per troppo tempo in una città poco ospitale e piena di insetti come Chioggia, avrebbe portato a una sua vendetta nei confronti di Venezia. Fu grazie all’intervento del Papa e degli altri ambasciatori che fu possibile calmare il popolo[1]. È probabile che questo sviluppo sia stato dovuto anche all’azione di forze filo-imperiali all’interno della città, ma in ogni caso è palese come per un certo lasso di tempo il Doge sia rimasto in bilico tra due fuochi, Alessandro III da una parte e la popolazione dall’altra. Scherzare con i propri cittadini non era un’idea consigliabile, dato che il predecessore dello Ziani, Vitale II Michiel, era stato assassinato durante una reazione popolare in seguito al fallimento di una campagna in Romània.

Il 24 luglio fu ratificata la pace tra Federico e Alessandro III, stipulata poi il 15 agosto. In una solenne cerimonia a san Marco l’Imperatore baciò il piede del Papa il cui successo fu riconosciuto in tutta Europa. Lo scisma finì e Callisto III fu costretto a rinunciare alla propria carica l’anno successivo, mentre con i Comuni fu raggiunta una tregua di sei anni che successivamente avrebbe portato alla pace di Costanza. Grande assente fu l’impero bizantino. La politica estera di Manuele Comneno volta a riaffermare l’influenza bizantina anche nell’Europa occidentale e a ripristinare l’unione tra la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli si era conclusa con un fallimento e la sconfitta patita nel 1176 a Miriocefalo aveva distrutto il prestigio di cui godeva l’impero. Il suo ruolo di interlocutore nelle questioni italiche era, pertanto, venuto meno.

I Veneziani ricamarono molto su quanto successo nel 1177, soprattutto a partire dal Trecento. In un momento in cui il poco entusiasmo veneziano nei confronti della partecipazione a una nuova crociata stava attirando loro diverse ostilità, c’era la necessità di mostrare come Venezia fosse sempre stata fedele alleata della Chiesa[2]. Intorno al 1320, un notaio locale, Bonincontro de’ Bovi, realizzò una monografia sull’evento in cui il Barbarossa rifiutava un iniziale accordo con il Papa, spedendo in risposta una flotta di settantacinque navi comandata dal figlio Ottone che sarebbe, però, stata sconfitta da venticinque galee veneziane a largo delle coste istriane. Solo dopo l’insistenza del figlio l’Imperatore avrebbe acconsentito a cercare la pace. Per il suo contributo Venezia avrebbe ricevuto ricchi doni, tra cui il giubileo plenario nel giorno dell’Assunzione nella basilica di San Marco e l’anello per il cosiddetto “sposalizo del mare”[3]. Il successo riscontrato dal racconto del de’ Bovi fu tale che divenne una narrazione canonica della storiografia cittadina.

Bibliografia

  • P. Brezzi, Alessandro III, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 2, Istituto italiano dell’Enciclopedia Treccani, Roma 1960, versione web: http://www.treccani.it/enciclopedia/papa-alessandro-iii_(Dizionario-Biografico)/.
  • P. Brezzi, La pace di Venezia del 1177 e le relazioni tra la Repubblica, il Papato e l’Impero, in Venezia dalla prima crociata alla conquista di Costantinopoli, Sansoni, Firenze 1965, pp. 49-70.
  • D. Nicol, Venezia e Bisanzio, Bompiani 2001.
  • G. Fasoli, Nascita di un mito, in Studi storici in onore di Gioacchino Volpe per il suo 80° compleanno, vol. I, Sansoni, Firenze 1958, pp. 445-479.
  • K. Jordan, Callisto III, antipapa, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 16, Istituto italiano dell’Enciclopedia Treccani, Roma 1973, versione web: http://www.treccani.it/enciclopedia/antipapa-callisto-iii_(Dizionario-Biografico)/.
  • G. Ravegnani, Tra due imperi: l’affermazione politica nel XII secolo, in Storia di Venezia, L’età del comune – l’avvio, Istituto italiano dell’Enciclopedia Treccani, Roma 1995, versione web: http://www.treccani.it/enciclopedia/l-eta-del-comune-l-avvio-tra-i-due-imperi-l-affermazione-politica-nel-xii-secolo_(Storia-di-Venezia)/.

FONTI PRIMARIE

  • Andrea Danduli Chronica per Extensum descripta, a cura di E. Pastorello, in R.I.S.2, XII/1, pp. 1-398.
  • Historia ducum Venetorum, in Testi storici veneziani (XI-XIII secolo), a cura di L. A. Berto, CLEUP, Padova 1999, pp. 1-84.
  • Marin Sanudo, Le vite dei dogi, a cura di G. Monticolo, vol. I, in R.I.S.2, XXII, parte IV, pp. 370-417.
  • Romualdo II Guarna, Chronicon, a cura di C. Bonetti, Avagliano Editore, Cava de’ Tirreni 2001.

 


[1] Romualdo II Guarna, Chronicon, a cura di C. Bonetti, Avagliano Editore, Cava de’ Tirreni 2001. La conferenza di pace è descritta nelle pp. 244-288

[2] È la tesi di G. Fasoli, Nascita di un mito, in Studi storici in onore di Gioacchino Volpe per il suo 80° compleanno, vol. I, Sansoni, Firenze 1958, pp. 445-479, a p. 473.

[3] Il testo di Bonincontro de’ Bovi è incluso in Marin Sanudo, Le vite dei dogi, a cura di G. Monticolo, vol. I, in R.I.S.2, XXII, parte IV, pp. 370-417.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *