La Storia al tempo di Facebook

Quali sono i rischi del fare informazione storica sui social network

Per una rivista culturale che propone pagine di informazione storica e che si avvale di un formato online per la sua diffusione, l’autore ha ritenuto rilevante trattare il rapporto della suddetta materia con i social network, in particolare con Facebook, il più celebre della sua categoria.

È necessario partire da un presupposto fondamentale: Facebook non presenta le caratteristiche più adatte per fare informazione storica. Questo tipo di comunicazione culturale richiede un certo impegno nella lettura e una certa profondità nel trattare un argomento, attraverso tesi ed esempi concreti a loro sostegno; la piattaforma di Zuckerberg, invece, favorisce un tipo di comunicazione immediato e snello che scoraggia l’impiego di un’elevata concentrazione che sarebbe necessaria nell’approfondimento storico. È, pertanto, inutile provare a fare informazione storica sui social network? L’autore è di opinione contraria. In primis, esistono numerosi contenuti, pagine e gruppi sulle piattaforme online che condividono e celebrano il nulla, mentre il loro spazio potrebbe essere occupato da argomenti e temi di discussione che permettano a ogni persona di poter aggiornare il proprio bagaglio culturale[1]. Non solo, s’incontrano pure innumerevoli esempi di utenti che diffondono l’ignoranza come valore oppure che propagano presunte verità antiscientifiche, motivo per cui è necessario avere una controproposta adeguata.

Dopo questi presupposti, si esaminerà ora il ruolo svolto dall’autore dei contenuti (storico o semplice appassionato). Un punto che si tende troppo spesso a ignorare è quello delle fonti. L’autore di informazione storica non può pensare di essere esente dal porre in rilievo le proprie risorse bibliografiche (e non) solo perché scrive su un social network. In primis, poiché, come già spiegato in precedenza, ci sono già troppi articoli antiscientifici in queste piattaforme, senza bisogno, quindi, di aggiungere ulteriori contenuti non supportati da prove. Inoltre, mettendo una fonte si crea un’utile opportunità per il lettore di avere accesso a ulteriore conoscenza, potendo egli approfondire ciò che h letto proprio consultando quella fonte.

Altro elemento di attenzione per un autore deve essere quello di evitare l’autocelebrazione, rischio quanto mai dietro l’angolo quando si usa uno strumento come Facebook che prospera dando la (presunta) possibilità alle persone di essere esaltate. Uno storico, invece, dovrebbe stare il più possibile distaccato da quello che sta scrivendo, ricordando che il suo contributo è quello di sottolineare i collegamenti e le relazioni tra i fatti e il contesto, guardandosi bene dall’usare la propria conoscenza per costruire teorie sensazionali volte quasi esclusivamente a dare risonanza alla propria persona. Tuttavia, non bisogna neppure ricadere nell’errore opposto dell’anonimato: un autore deve pur sempre assumersi la responsabilità di quanto sta dicendo.

Chi scrive deve sempre tener presente il suo compito nel cercare di esporre ciò che giace sotto a ogni evento storico. Ci sono parecchie pagine Facebook che ogni giorno condividono contenuti relativi a un fatto accaduto nella stessa data, iniziativa lodevole in quanto volta alla diffusione di conoscenza storica, ma che corre il rischio di creare facili banalizzazioni nella mente dell’utente dei social network che legge quelle righe. Un esempio: la presa di Costantinopoli nel 1204 nel contesto della quarta crociata è da sempre un accadimento che si presta a mistificazioni e a propaganda. Il compito di chi dà l’informazione in questo frangente consiste nel far vedere come le cose siano andate così analizzando tutto lo scenario in cui la situazione si è articolata, senza parteggiare per una (a esempio Bisanzio) o l’altra (come Venezia)[2]. Evidenziando solo il singolo accadimento, si perde molto spesso la possibilità di conoscere la complessità degli eventi.

Infine, per concludere, anche il lettore ha un ruolo, in quanto ricevente un contenuto. Proprio per questo anch’egli deve guardarsi dall’incorrere in banalizzazioni nel reagire post di argomento storico. L’icona con la faccia arrabbiata di fronte a una strage di nativi americani avvenuta nel XIX secolo o quella con il viso triste in reazione al terremoto di Lisbona del 1755 sono un chiaro esempio delle banalizzazioni menzionate, che in quanto tali possono anche essere considerate irrispettose nei confronti di soggetti coinvolti. Non si menziona neppure il caso delle suddette reazioni quando usate per commentare battaglie o vittorie politiche, poiché sono solo il risultato di faziosità e propaganda che poco servono alla storia.

Insomma, fare informazione storica sui social network è una strada irta di ostacoli sia per gli autori che per i lettori, ma non per questo si deve disdegnare di batterla.

[1] Con questo non si vuole dire che lo svago sui social network debba essere disdegnato, anzi, questi presentano anche molteplici contenuti divertenti a livello non banale e intelligente.

[2] Sulla quarta crociata si consiglia M. Angold, L’impero bizantino (1025-1204), Napoli 1992 e D. Nicol, Venezia e Bisanzio, Bologna 2001. Gli appassionati di romanzi possono leggere anche U. Eco, Baudolino, Milano 2000, in cui si ritrovano gli eventi e diversi protagonisti della crociata.

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