Lasciare le nostre impronte

Eppure se dobbiamo camminare in spiaggia preferiamo il bagnasciuga. Sembra banale, ma riflettendoci preferiamo davvero, forse solo per comodità, camminare dove le nostre impronte più si vedono, ma allo stesso tempo anche dove è più probabile si cancellino.

Con l’avanzare dell’età la domanda più frequente che ci si pone è: ho lasciato il segno su questa terra durante questa vita? Probabilmente si, lasciamo il segno, ma proporzionale alla nostra misura, così come i bambini la lasciano piccola e i genitori enorme, perché in fin dei conti loro, dando vita al loro figlio hanno già lasciato più del loro stesso bambino.

A volte il dilemma ce lo poniamo solo in prossimità della morte, altre volte invece è il motore della nostra esistenza. Scrivere è un modo per lasciare la nostra traccia. Eppure siamo in così tanti che scriviamo. Dov’è la grande differenza. Purtroppo spesso è la quantità che fa la differenza, scordandoci che invece a volte bastano poche righe per scaldarci il cuore per giorni, a volte per tutta la vita. Penso ai classici, ma spesso le righe più belle si celano dietro le pagine più nascoste.

Immagino che fino a qua’ tutto quello che rimarrà al lettore non è altro che la follia di uno studente che si è appollaiato su un lettino in spiaggia a guardare passeggiare le famiglie sulla spiaggia. In parte il lettore ha ragione, ma il problema me lo sono posto più di una sola volta, e da storico sto cercando di scoprire se è più importante il pensiero di un mugnaio del ‘500 o quello di Filippo II.

La storia la fanno i grandi, ma troppo spesso ci dimentichiamo che non ci sarebbe nessun grande se non ci fossero i milioni di piccoli individui che ne permettono il successo.

In tutto questo voglio inserire la mia persona, un piccolo scrittore di qualche articolo occasionale, la cui unica impronta è data da queste righe, e da quelle fino ad oggi rese pubbliche, che nel corso degli anni diventeranno piccoli segmenti su della sabbia ormai bagnata e ribagnata dalle onde del mare, dal flusso continuo e incondizionato del tempo.

Il tempo, perché alla fine è lui il nostro bagnasciuga, è la legge del mondo. Qualche grande è stato in grado di dettarne le unità di misura, qualcun’altro invece ne ha annullato l’assolutezza per trasformarlo in un valore aggiunto. È la qualità a dettare la velocità dell’orologio. Viceversa l’oggettività di cui è portatore, proprio per il suo scopo, lo rende il mezzo interpretativo più sicuro. Una vita vissuta cent’anni, vale più di una di settantacinque, ma ormai questo non è altro che la storia che ci si racconta per non dover riflettere sul vero vissuto, perché la qualità della vita non è data dalla quantità, ma dalla qualità.

In un mondo dove la velocità la fa da padrona, e la quantità l’accompagna, la caduta del tempo è solo il primo passo per farci ritrovare il vero valore della vita.

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