Rimini, un romanzo polifonico

Rimini è un romanzo scritto da Pier Vittorio Tondelli (1955-1991) e pubblicato nel 1985 da Bompiani.
Dopo Altri libertini e Pao Pao, Rimini avrebbe dovuto essere il romanzo di consacrazione dell’autore: punto di svolta e di scarto rispetto ai precedenti.
Ebbe un enorme successo tra il pubblico (centomila copie in poche settimane). La critica, invece, fu subito dura nei confronti del romanzo etichettandolo sbrigativamente come «romanzo di consumo» e questo ferì molto Tondelli. Il giudizio immediato non corrispose al messaggio che l’autore avrebbe voluto trasmettere. Con il tempo però (nonostante le critiche negative ancora non si siano placate) il romanzo è stato ritenuto uno degli emblemi degli anni ’80, gli anni dei Depeche Mode e dei Duran Duran, della speculazione edilizia e del divertimentificio; oggi è considerato uno dei classici della letteratura italiana.

Se letto attentamente, e non per semplice passatempo, Rimini permette al lettore di passare dalla fase della percezione a quella della cognizione, permette di comprendere ed inoltrarsi nell’Italia dell’epoca, tra conformismi, corruzione, scandali e successo.
È un’Italia negativa, frustrata, senza pudore, nazione provinciale e piccolo borghese che sta tirando i remi in barca , sta chiudendo i battenti all’umanitá.
Emblema di questa Italia è la città di Rimini, capitale estiva degli anni Ottanta, il luogo dove tutti vogliono arrivare per passare le ferie tra sole, spiaggia e mare; ma quel che muove giovani e meno giovani sono le sfumature dell’alcool, l’industria del sesso, il piacere effimero, le notti infinite, alimentate da droghe sempre nuove e illuminate dalle luci delle discoteche più famose.

Emerge qui la grande capacità di osservazione dell’autore riguardo le tendenze che caratterizzavano la nuova realtà giovanile.

Tondelli costruisce dunque un romanzo in cui la riviera romagnola degli anni Ottanta fa da padrona, dove confluiscono ideali e personaggi dell’Italia dell’epoca, dando anche uno sguardo al di là dei confini poiché l’Adriatico era meta di una miriade di turisti stranieri, luogo di evasione e di perdizione, in cui si incontravano persone da tutta Europa.

Tondelli, inoltre, è portatore di novità nel panorama prosastico, inizia una nuova stagione per la storia del romanzo.

Leggendo Rimini ci si trova davanti ad uno slabbramento della realtà colma di flashback e digressioni, ad una assenza di linearità di montaggio. La realtà pare essere non soggiogata a una trama, l’autore non ne sente più l’esigenza; sembra addirittura essere presente il concetto di «impossibilità della trama». Veniamo a contatto con un realismo quasi maniacale, con descrizioni deliziose, siamo sommersi di dettagli dell’esperienza caotica che rifiutano sigilli dall’esterno, «cartoni narrativi» non racchiusi unitariamente.
I personaggi non emergono come modelli, non rappresentano determinate qualità, non hanno identità, sono la rappresentazione di una molteplicità e di una frammentarietà di coscienze.

Rimini è un romanzo pluridiscorsivo, polifonico e pluritematico, sono presenti tante varietà della realtà che spesso sfociano in turpiloquio.

Quando il lettore crede d’aver individuato il nucleo centrale del romanzo, ecco che Tondelli affianca altri personaggi destinati ad andare per la loro strada, a incontrarsi o semplicemente a sfiorarsi.

«Rimini è dunque il racconto fatto a più voci e a differenti livelli narrativi di una stagione sulla riviera di Romagna negli anni Ottanta[1]».

È un romanzo impastato di vari generi letterari, non racchiudibile in una determinata categoria: al giallo politico si affianca la commedia sentimentale, al romanzo esistenziale quello di indagine sociologica. Epicità e tragicità, intensità mistiche ed erotiche si mescolano. Rimini  dimostra il tentativo pienamente riuscito di assumere l’Italia stessa per offrire, senza mediazioni, uno spaccato della propria realtà.

Ultimissimo interessante particolare: l’autore chiude il libro con un elenco di Musiche: trentotto canzoni che costituiscono l’ideale colonna sonora del romanzo.

«Voglio che Rimini sia come Hollywood, come Nashville cioè un luogo del mio immaginario dove i sogni si buttano a mare, la gente si uccide con le pasticche, ama, trionfa o crepa. Voglio un romanzo spietato sul successo, sulla vigliaccheria, sui compromessi per emergere. Voglio una palude bollente di anime che fanno la vacanza solo per schiattare e si stravolgono al sole e in questa palude i miei eroi che vogliono emergere, vogliono essere qualcuno, vogliono il successo, la ricchezza, la notorietà, la fama, la gloria, il potere, il sesso. E Rimini è questa Italia del ‘sei dentro o sei fuori’. La massa si cuoce e rosola, gli eroi sparano a Dio le loro cartucce.[2]»

[1] Pier Vittorio Tondelli, Rimini, Milano, Bompiani, 2015, p.332.

[2] Ivi, p. 334.

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