La società spettacolare

“Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso.”

Guy Debord – La società dello spettacolo

Narciso esiste da quando esiste il mondo e non è mai stato così Narciso come oggi. Narciso è tornato ed è più potente di prima. Di cosa è fatto questo essere ancor più lui, questo incremento di intensità di potenza: perché Narciso, mai come oggi, è così avaro della sua immagine? La risposta è alla portata di tutti: l’immagine è la nuova desideratissima merce.

 

Nel 1967, in Francia, viene pubblicato un saggio intitolato La società dello spettacolo di Guy Debord[1]. La lingua che parla il mondo di oggi è la stessa che troviamo tra quelle pagine:

Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione. (cioè in una immagine)

Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini.[2]

Lo spettacolo non è un aspetto marginale della società. Lo spettacolo rappresenta la struttura della società dei consumi. La società spettacolare si presenta come un immenso accumulo di un particolare tipo di merce: lo spettacolo. Ma di cosa è fatta questa particolarità? Chiediamoci, sempre nella maniera più ingenua, nel modo degli stupidi interessati, nel modo degli innocenti colpevoli di curiosità: che cos’è la merce? Potremmo dire che essa è il prodotto di un processo finalizzato al consumo. Processo, prodotto, consumo. Come prodotto la merce ottiene due valori che la caratterizzano: il valore d’uso e il valore di scambio. Il valore d’uso è il consumo materiale della merce. Il valore di scambio è il suo potere di circolazione. Le leggi dello spettacolo, paradossalmente, considerano la merce più nel suo valore di circolazione che in quello d’uso. Nel mondo della telefonia il vero scarto tra il top prodotto di Huawei e il top prodotto di Apple non è dato dal valore d’uso (entrambi i prodotti rispondo più che adeguatamente alle necessità del consumatore) ma dal valore di circolazione: Apple fa la parte di quello che ha il pene più grosso perché è quello più venduto, succhiato, stimolato, riprodotto, prostituito; è una vagina sulla bocca di tutti direbbe uno sguardo che deve dare dei meriti di grandezza erotici ad entrambi i sessi. Nella società capitalistica avanzata l’uso perde sempre di più importanza rispetto allo scambio. La natura simbolica della merce prende il sopravvento sulla sua natura materiale. La merce tende così a diventare sempre più un’astrazione. Alla merce si attribuisce un carattere feticcio, magico, il carattere del marchio che ti marchia.

Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare (tranne il tossico, si ecco lui quando consuma consuma per consumare e consumarsi, non di certo per lavorare. La droga è la merce perfetta, quella fatta, più delle altre, per essere consumata, inalata, iniettata, sciolta, smaterializzata.). Non consuma merce, ma l’immagine: il mondo reale si è trasformato in immagini, le immagini diventano reali e consumabili. Se per Hegel tutto ciò che è reale è razionale per Debord tutto ciò che è reale è spettacolare. Il binomio hegeliano tra realtà e razionalità è sostituito dal binomio tra apparenza e valore. La razionalità non riguarda più le cose, ma l’immagine delle cose. Il concetto di spettacolo costituisce l’anello logico che salda il mondo delle merci al mondo dei media. La merce non viene acquistata per essere consumata, ma per la sua carica simbolica. Lo spettacolo allora non sono le immagini, è il rapporto interpersonale degli individui mediato dalla merce-immagine. La bontà dell’immagine sta nel fatto che appare, non tanto nel che-cosa-appare; come di un coltello si dice esser buono quando taglia, ma non importa se il che-cosa del taglio sia un pezzo di pagnotta o la giugulare di una gola: ciò che è buono appare e ciò che appare è buono. La macchina spettacolare non è qualcosa di esterno alla società, ma una sua profonda struttura sulla quale si articola la vita sociale stessa governata dal monopolio dell’immagine. Lo spettacolo è il discorso, senza fine, che l’ordine presente tiene su se stesso, per se stesso, come un monologo elogiativo.

[1] Guy Debord (!931 – 1994) è stato un filosofo francese tra i fondatori dell’Internazionale situazionista.

[2] Guy Debord, La società dello spettacolo, Baldini Castoldi, Milano 2013.

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