IL TRATTATO DI TORDESILLAS E LE MOLUCCHE

Nel 1494 la Spagna e il Portogallo firmarono il trattato di Tordesillas in base al quale dividevano le rispettive aree di influenza nell’espansione ultramarina attraverso un meridiano tracciato 370 leghe a ovest dell’arcipelago di Capo Verde. Lisbona ottenne la libertà di esplorazione a est della linea, mentre gli spagnoli poterono liberamente navigare a occidente. L’accordo sembrava poter garantire un’esplorazione pacifica senza contrasti tra le due potenze iberiche, ma nei decenni successivi sorse una nuova ragione di conflitto a cui il trattato non era in grado di porre rimedio.

Sia Spagna che Portogallo desideravano il controllo delle cosiddette Isole delle Spezie (ossia le Molucche), unico luogo al mondo dove era possibile raccogliere i chiodi di garofano, di grande importanza economica e commerciale. Nel 1511 il portoghese Francisco Serrão raggiunse l’isola di Ternate dove fu ben accolto dal sovrano locale che intraprese legami diplomatici e commerciali con la corona di Lisbona, tenuta allora da re Emmanuele. Tre anni più tardi gli spagnoli vennero a conoscenza dell’arrivo dei portoghesi nelle Molucche e il re Ferdinando organizzò diverse spedizioni per ottenere lo stesso risultato. Entrambe le corone erano convinte di avere i diritti sull’arcipelago, basandosi o sulla bolla papale Dudum Sidiquiem (1493), che conferiva il possesso a chi per primo occupava un territorio, o sulla supposta esistenza di un meridiano opposto a quello di Tordesillas, idea che cominciava ad affermarsi in questo periodo. La seconda teoria finì per prevalere, ma i suoi limiti erano molteplici. In primis, Tordesillas non aveva stabilito da quale isola dell’arcipelago di Capo Verde si dovessero contare le 370 leghe previste. Inoltre, era praticamente impossibile riuscire a calcolare la longitudine del presunto antimeridiano con gli strumenti geografici e astronomici dell’epoca. Entrambe le parti, pertanto, potevano dare adito alle proprie rivendicazioni grazie a queste ambiguità, come dimostrano le numerose mappe prodotte in entrambi i lati della penisola iberica in questo periodo, che assegnavano le Molucche a una corona o all’altra a seconda dell’interpretazione geografica e dell’opportunità politica[1].

La questione raggiunse un punto di rottura con la spedizione di Ferdinando Magellano che, seppur dopo aver perso il suo capitano, arrivò nell’arcipelago per conto di Carlo V (Carlo I di Spagna). Il nuovo re portoghese Giovanni III protestò veementemente, poiché riteneva che la flotta spagnola avesse invaso un territorio di sua proprietà, e pretese il carcere per tutti i partecipanti alla spedizione, oltre al sequestro di tutto il carico di chiodi di garofano, ma le sue richieste non vennero accolte. La situazione nel Pacifico assunse i connotati del conflitto aperto.

Al contrario, in Europa, le due corone cercarono di trovare una soluzione giuridico-geografica che assegnasse definitivamente le Molucche a un lato o all’altro della Raya (come è conosciuto il confine tra Spagna e Portogallo). Proprio sul confine ispano-lusitano, tra le città di Badajoz e Elvas, nel 1494, si incontrarono astronomi, giuristi e cosmografi dei due paesi per raggiungere un accordo. La conferenza, tuttavia, non ebbe un esito positivo, in quanto nessuno dei due contendenti fu disposto ad arretrare dalla propria posizione iniziale, senza contare i già citati problemi nel calcolare con precisione una divisione geografica. Carlo V, pertanto, poté continuare a inviare spedizioni alle Molucche, tra cui una commissionata al conquistador Cortés che mandò il cugino Álvaro de Saavedra verso l’arcipelago, senza ottenere, però, i risultati sperati[2].

Infine, negli ultimi anni ‘30, le mutate condizioni geopolitiche resero possibile una soluzione. Mentre le ultime guarnigioni spagnole rimaste nell’arcipelago erano scacciate dai portoghesi, Carlo V si trovava nella condizione di sostenere diversi fronti di guerra in Europa. Fu così che, con il trattato di Saragozza (1529), si giunse a un accordo politico, in base al quale la Spagna cedeva al Portogallo i diritti sulle Molucche per 350.000 ducati d’oro, con la linea dell’antimeridiano tracciata 297,5 leghe a est dell’arcipelago. Il trattato prevedeva, inoltre, una clausola di riacquisto dei diritti da parte spagnola in caso la somma versata fosse stata ripagata, cosa che non avvenne mai.

La questione, di conseguenza, fu risolta con una transazione monetaria e a livello politico, dato che i tentativi di determinazione geografica avevano portato a un punto morto. Il Portogallo ottenne finalmente il controllo della maggior fonte mondiale di spezie, mentre Carlo V, pur rinunciando a un’impresa in cui aveva impiegato molte risorse, chiuse un fronte di conflitto particolarmente dispendioso e poté concentrarsi su altre questioni anche grazie al denaro ottenuto dall’accordo. In ogni caso, la Spagna non rinunciò definitivamente a insediarsi nel Pacifico, come si sarebbe visto nel caso delle Filippine qualche decennio più tardi.

 

Riferimento principale sull’argomento: El tratado de Tordesilhas y su epoca. Congreso internacional de história, Sociedad V Centenario del Tratado de Tordesillas, Madrid 1995.

[1] Sulle mappe delle Molucche si veda Thomas Duve, El Tratado de Tordesillas: ¿Una ‘revolución espacial’? Cosmografía, prácticas jurídicas y la historia del derecho internacional público, in «Revista de historia del derecho», n.

54 (2017), Instituto de Investigaciones de Historia del Derecho, Buenos Aires 2017, pp. 77-107, diponibile presso: http://www.scielo.org.ar/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S1853-17842017000200004.

[2] Sulla spedizione di Saavedra si veda Serge Gruzinski, L’Aigle et le Dragon: Démesure européenne et mondialisation au XVIe siècle, Paris 2012.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *