Grosse scale. Verso l’alto.

Incompleto racconto dell’incompleta raccolta sulle isole del mondo. Parte
Seconda.

Grosse scale. Verso l’alto.

II .
I viottoli pallidi splendevano sotto il tramonto dell’astro artificiale, le luci si fecero opache ed i due
ragazzi non sapevano dove andare.
“Credo si sia fatto il momento di cercar una locanda milady.” Disse Thomàs alzando le sopracciglia e accendendo una sigaretta.
“Locanda ? Rincoglionito…” Disse lei storcendo le labbra, lui tossì.
L’albergo più vicino era al confine Nord della massiccia cupola cementificata. Alla reception una ragazza bionda, vestita carmine e blu notte, s’avvicinò ad Emgi “ Desiderate pernottare?”
“Salve, sì, grazie.”
“Sono 40$ a notte.”
“Perfetto.”
La receptionist prese una chiave e la consegnò ai due scambiondola con i documenti.
La stanza era grande, non di lusso, arredata secondo lo stile moderno: lei lo amava, lui lo odiava.
Lei andò a farsi la doccia, lui tirò fuori un libro sul quale posò l’ingrediente.
Tirò fuori una cartina e un pezzo di cartoncino bianco. Triturò il tabacco con le dita e così l’ ingrediente. Arrotolò il cartoncino e poi arrotolò il tutto. Sbuffò fumo, era rilassato.
La ragazza uscì nuda dal bagno, si avvicinò piano, vide il ragazzo seduto e riconobbe l’aroma.
“Alle solite” pensò. Si sedette sopra di lui. Thomàs la guardò alzando il sopraciglio destro, lei gli prese dalle mani il vizio e se lo accoccolò alle labbra, tirò piano ed espirò per poi abbandonarla al posacenere.
Emgi guardò sorridente l’amante e cominciò a togliergli la cintura, lo faceva sempre, le piaceva farlo. Sbottonò i pantaloni e tirò fuori il sesso di lui, lo strusciò sul clitirode, lui sentì che lei cominciava bagnarsi e quando non riuscì più a trattenersi la ragazza s’unì al compagno, che cominciò a baciarla mentre le stringeva le natiche. Le strinse la schiena con le braccia ed iniziò a spingere sempre più forte e con la spinta anche i gemiti aumentarono, si accasciò sulle spalle di lui, urlò con muto suono.
Si buttarono sul letto, stanchi e appagati, Thomàs riprese la canna, fece due tiri e la passò alla fidanzata, che rifiutò gentilmente.
Lui si mise a guardarla, capelli ricci, occhi castani a tratti verdi, con un neo a forma di stella nell’iride sinistra, profilo greco, di quel greco antico, scolpito nel bronzo ed un corpo che dio stesso sembrava aver scolpito: Amava quel culo!
“Sei bellissima amore.” Disse lui accarezzandole il viso, “Anche tu.” Rispose lei guardandolo dolcemente.
S’era fatta mattina, l’alba senza sole illuminava l’intera città. La luce fredda e bianca dei neon attraversò la persiana e colpi l’occhio di Emgi che nel girarsi svegliò Thomàs.
“Hey amore?” Chiese lui abbacchiato dal sonno.
“Sì…?” Rispose lei.
“Che c’è?” Domando confuso il compagno.
“Mi sono solo girata” Rispose lei sbadigliando e tornando a dormire .
Il giovane l’abbracciò e tentò di tornare a dormire, le coperte calde abbracciavano la sua pelle, ma quella luce lo innervosiva troppo. Passò le successive due ore a riflettere sul posto in cui era capitato. Si chiese come l’isola fosse arrivata a quel punto, cosa la avesse spinta a rinunciare al sole. Prese il telefono della ragazza, piano per non farsi scoprire e cercò : “Càpite”.
“Capite, una delle isole del mondo, suddivisa in due macrozone, la spiaggia in superficie e la metropoli sotterranea, sede sociale dell’ isola.”
Wikia.
“Amore! Amore! C’è una spiaggia in superficie, forse possiamo raggiungerla.” Chiamò lui.
“Che ore sono? Chiese lei tra un occhio socchiuso e l’altro. “Ehm.. le 7..” Rispose lui, sapendo cosa sarebbe successo.
“Coglione, svegliami tra due ore. ‘Notte!” Concluse lei sentenziosa.
Thomàs girò una sigaretta e uscì poi di casa per visitare la città. Tirò fuori l’accendino, portò il suo vizio alla bocca e l’accese. La punta rosso cremisi illuminava il suo volto corrucciato. Entrò dentro un “Caffè”, ordinò un cappuccino e una brioche.
“Salve, buongiorno, saprebbe indicarmi come raggiungere la spiaggia?” domandò al bartender “Non si raggiunge, l’unica strada è la scala e questa è ben sorvegliata”, spiegò l’uomo, “Ma questa scala dove si trova?”, “Dopo il centro, sorpassi la colonna, trovi il negozio da Bart, svolti a sinistra, cerchi il banco dei pegni, alla destra troverai una fontana, dietro quest’ultima la scala. Ci siamo capiti?” “Ehm… posso ordinare un’altra brioche da portar via?” -Ma che cazzo d’indicazione allora…: destra, sinistra, destra…- chiese e pensò contemporaneamente Thomàs.
Fattesi le nove tornò in albergo dove svegliò con un bacio Emgi e le diede la brioche.
“Buondì amore.” Disse lui baciandola velocemente sulla guancia.
“Passeggiata?” Chiese lei.
“Ho trovato un modo per andare in spiaggia.”
“Ah sì, sei andato in spiaggia?”
“Nope, ma so come andarci, solo che…” Le mani si muovevano come combattenti tra loro.
“Solo che…?” Lei lo guardò aspettandosi il peggio.
“…Solo che è un po’ illegale, tutto qui.” Confessò lui.
“ Ah!! Bene…e..come sarebbe?” Cominciava ad innervosirsi.
“Grosse scale. Verso l’alto.” Disse in un soffio di voce Thomàs.
“Ma sei scemo?!” Insultò lei.
“Hanno fatto così per scoraggiare chi tentava credo.” Disse lui.
“Davvero?” Aggrottò per un secondo le sopracciglia.
“Nope.”Concluse lui.
“Ti ODIO!”Urlò lei.
“Ci andiamo?” Chiese lui con sguardo falsamente ingenuo.
“NO!” Sentenziò lei.
“Peppiacere?” Cominciò con gli occhi dolci lui.
“E va bene…!

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