Si ma non me.

Accadde che un giorno, correva l’anno 2015, mi ritrovai ad ascoltare la canzone La Bella e la Bestia del cantante Achille Lauro. Durante la canzone, giunti al ritornello, l’autore disse “si ma non me” riferito al suo non volere la ragazza perfetta vicino, in quanto lui stesso fonte di dispiaceri per lei. La prima volta che l’ascoltai non ci feci caso, ma ad un ascolto più attento me ne resi conto: che cazzo vuol dire “Si ma non me”? L’italiano corrente fa ben presente che l’espressione corretta sia “Si ma non io” e, sebbene il ragazzo sia romano, non trovo giustificato un simile orrore all’interno di una canzone in lingua italiana. Pensai che fosse un deficiente. Incapace di scrivere nella nostra lingua e che cantò così solo perché suonava meglio. Poi mi capii, non era un vero problema, fanculo! Era fatto apposta per l’allitterazione della “m”. Perciò a tre anni di distanza ho deciso di intitolare così la mia personale rubrica. Si ma non me.

L’arte d’oggi. Il pubblico di domani.

Mi sento di esprimermi contro l’abissale fondo che l’arte sta toccando. La colpa è ovvia. Il pubblico che recepisce, il mittente di tanta stronzata è pari alla stronzata stessa. Questa è l’unica spiegazione.  Molti artisti ritengono che sia il successo raggiunto a determinare il valore della propria opera, un riconoscimento ufficiale da parte della fama per il proprio operato. In un certo senso ne si può vedere la logica. Se si viene acclamati per il proprio lavoro, l’operato artistico si trasforma da passione a lavoro, questo ti permette di essere considerato dai più un artista di successo. Smontiamo questo mito.

Come già detto il problema risiede nel pubblico, infatti, grazie alla nuova tecnologia e al benessere l’accesso all’arte è fruibile da tutti, ma non tutti sono in grado di giudicare in modo critico ciò che arriva all’ascolto. Per fare dei paragoni basti pensare che dall’inizio dei tempi si parla di un’arte popolare e un’arte elevata, questo non perché ci siano differenti calibri di persona, ma perché non tutti avevano accesso alla cultura necessaria per capire l’arte più aulica. Se si pensa all’arte pervenutaci dagli antichi, questa è ricolma di capolavori quasi ad indicare che gli antichi fossero in grado di elevarsi artisticamente più dei moderni. Invece no. L’arte classica è grandiosa perché rimasta in mano ai potenti che avevano accesso alla cultura, quindi persone di gusto che hanno conservato il meglio delle loro generazioni. I poetastri, però, sono sempre esisti, era contro di loro la Nona satira di Orazio nei Sermones. Per nostra fortuna gli artistoidi del passato son rimasti alle loro epoche, non solo perché non tramandati, ma perché chi aveva accesso alla cultura li emarginava, impedendogli perciò il successo.

Ora tutto è diverso. Chiunque può farsi conoscere e tutti possono giudicare, non solo, a differenza del passato in cui c’era un élite a dar fama all’artista, ora è il popolino che nonostante abbia accesso alla cultura, spesso non ne fa l’uso che dovrebbe, anzi, ne fa un uso superficiale. Saranno quindi di maggiore impatto gli artisti più semplici da capire, perché non richiedono sforzo al pubblico, ma, nonostante la semplicità non sia di per se negativa, la banalità invece lo è. L’artistoide moderno punta alla fama e, per raggiungerla, ha capito che non deve fare successo per un ristretto gruppo di acculturati come sarebbe successo fino a cent’anni fa, ma che deve colpire il resto della popolazione, colpendola dove l’effetto sarà maggiore, con le solite banalità della quale la “marmaglia” piace circondarsi.

Così l’idiozia investe le nostre radio, mostre, biblioteche, i nostri cinema ed i blog. Cazzate propinate ad un pubblico idiota incapace di sforzarsi a recepire oltre all’apparenza, non ancora abituato al bello e al buono, si circonda di merda e decide di mangiarsela. La cultura al gusto sarebbe una soluzione a questo problema, ma le preoccupazioni dell’uomo sono al di fuori del circondarsi di valida arte, non vedendo come la decadenza di questa porti alla decadenza di una società ancora incapace di distinguere uno zircone da un diamante grezzo. Io dico basta, questo potrà anche andare bene alla maggior parte delle persone: “si ma non me”.

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