Notturno.

La tua foto non mi

rassicura più tra

le ragnatele che circondano il mio

letto.

 

Vorrei farmi forte, forse ora saprò ascoltare

mio padre, ora che vomito ogni

pensiero.

 

Digerisco male il frutto del mio

cranio tra le mie allenate

viscere.

 

Sarà che non son capace di star

solo, che passo notti insonni

cantando.

 

Sarà che mi faccio

schifo, che mi frego della polvere che

arredda la mia

stanza.

 

Spaventato

ancora, solamente, dall’alleggiare di sta

noia.

Noia.

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