“Non so, chi se ne frega poi.”

Incompleto racconto dell’incompleta raccolta sulle isole del mondo. Parte Prima.

Non so, chi se ne frega poi

I vicoli danzavano per le luci al neon, i negozi erano aperti ed i consumatori consumavano le strade, i ragazzi correvano tra le vetrine e le mura contenevano effigi di re e regine.

 

Thomàs ed Emgi uscirono dalla metropolitana; giungevano da poco da Dèmos. Una vacanza culturale per visitare le isole del mondo; Càpite era la prima tappa.

“Come si esce da qua?” Chiese lui guardandosi attorno, non vedeva altro che il freddo candore che s’emanava da ogni scritta fosforescente.

“Guarda, non so…ma son tutti negozi?!” Domandò la ragazza con un sorriso luccicante.

“Dai amore, prima usciamo e troviamo il centro.” Protestò Thomàs.

“Ma son così belli, tutti negozi, AAAH!”

“In centro saranno più belli.”

“Non credo.”

“Uhm…?”

“Armani.” Disse indicando. Lui guardò attonito il negozio, pareva impossibile, Armani in vetrina in una stazione.

Emgi afferrò la mano del ragazzo che la fulminò con lo sguardo. Lei cercò di farsi più dolce e invitante per farsi seguire.

“Dai, su, ammòmio.” Disse lei, stuzzicandogli l’orecchio con la punta della lingua. Thomàs cercò di farsi impassibile e, per averla vinta, si girò verso un ragazzo castano che canticchiava, vestito nero e rosa con scarpe bianche.

“Ehi, ciao, sapresti dirmi dov’è il centro?” il ragazzo si tolse gli auricolari.

“Il centro? Il centro di cosa vecchio?”

“Come il centro di cosa?”

“Sì, intendo, so per cosa dite voi democratici con centro, ma qui non esiste, a Càpite tutto si sviluppa attorno alle attività commerciali.”

– E di certo non attorno all’italiano. – Pensò lui con una smorfia che s’intravedeva ai limiti del labbro inferiore.

“Ok ok e come si esce dalla stazione?”

“Stazione? Quale stazione? La stazione è dietro, qualche metro più in là.”

“E dove siamo?” Il ragazzo non capiva che stesse accadendo ed Emgi prese a punzecchiarlo per ricordargli di stare calmo,

“Questa è CÀPITE, la grande isola dell’industria!”

“Ma per uscire allo scoperto?” Chiese speranzoso il ragazzo.

“Son cent’anni che il cielo è coperto, sopra ci stanno i rifiuti, piccolo sacrificio da pagare per questo.”

Thomàs sbiancò, sarebbe dovuto rimanere una settimana li.

Il giovane s’incupì, prese il tabacco dalla tasca posteriore sinistra dei pantaloni. Demos’ pirit, una cartina e un filtro. La sigaretta prese a formarsi autonomamente tra le sue dita. La portò alla bocca. Tirò fino a riempirsene. Inspirò dai polmoni e sbuffò dalle narici, pronto a polemizzare sulla faccenda.

“MA CHI CAZZO E’ QUEL COGLIONE che ha avuto la geniale idea di rinchiudere una nazione in una cupola? Con lo scopo di poter buttare in superficie i rifiuti poi!” Il ragazzo era agitato, una delle sue battaglie idealiste.

“Dai, ci sarà un motivo.” Cercò invano Emgi di tranquillizzare il fidanzato.

“Se? Al di fuori del controllo della massa?”

“Ragiona! Altrimenti chiedi in giro o…cerca in internet.” Disse lei sorridendo, consapevole del rifiuto per la tecnologia del fidanzato.

“OK! Biondo! Perché sta cosa?” Disse indicando il soffitto.

“Non so, chi se ne frega poi.”

“DIO E’ MORTO E LA FEDE CON LUI!” Urlò Thomàs, la ragazza diede una sberla sulla coppa dell’amato e lo baciò “Dai amore, ho fame, andiamo, poi ti puoi lamentare.”

 

Un forte suono di campane e di sveglie tuonò dagli edifici e dagli speaker che sorvegliavano gli angoli; i due si guardarono confusi.

“Popolo di Càpite, la vostra regina ha deciso di indire una conferenza stampa.”

I cellulari suonarono all’unisono e tutti con frettolosa sete si fiondarono a vedere il messaggio. I due intanto spiavano da dietro le spalle degli schermi più vicini. Sulla schermata una donna bionda, ben truccata, originale parendo tale, vestita da un ricamo in pizzo nero, a coprirle il seno, e dei pantaloni blu notte che si perdevano alle sue caviglie. Dietro il re, un ometto, che ha fatto carriera nello spettacolo, ora cane da guardia della consorte.

“Amò, che cazzo succede?” Domandò lui.

“Tranquillo sarà una cosa dell’isola, Regina New Wave.”  Ridacchiò lei.

“Sì, ma l’hai vista? E lui?” Il ragazzo era ammutolito.

“Sì, lo so, ha abbinato il blu con il nero. Indicibile…” Prosegui lei, il ragazzo la guardò, si mascherò di una faccia annoiata e mandò a ‘fanculo l’amata.

“Non è quello il punto…sembra incredibile che due imbecilli del genere siano padroni di tutto!”.

“Imbecilli?” Domandò lei sarcastica.

“Che vuol dire? Li hai visti? Lei ha lo sguardo più idiota che si sia mai visto, per non parlare di come sia un insieme di cliché e lui poi?”

“Amore, però sono dei geni del MARKETING, guardati attorno dimmi uno solo di loro che non sta seguendo la conferenza. Nel bene e nel male questo è dovuto al loro carisma, devi riconoscerlo.”

“VISTO!” Urlò lui, “VISTO?! La politica non la fa chi sa fare, ma chi vince l’elezione continuò,

“E non è sempre stato così?” Concluse lei.

 

Lui prese il tabacco.

“Il problema è che…guardali! Si rivestono dello stile ed i comportamenti che quella donna impone.” Prese filtro e cartina e girò la sigaretta.

“Ma alla fine, che ne sappiamo? Siamo qui da due ore e stai già criticando, ed io che ti vado dietro pure.”

Accese la sigaretta, prese due boccate, si sedette sulla scalinata del negozio, si appoggiò al muro e mentre la ragazza s’apprestava a raggiungerlo, espirò il grosso tiro e l’attirò a sé; la baciò e le dette una grossa palpata al culo, Emgi si sedette e colpì alla nuca il fidanzato.

“IMBECILLE.”

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