“Un artista, un artista vero”

Molte sono le parole spese a nome dell’arte e degli artisti, eppure ancora sfugge quale sia il vero obiettivo e quale sia l’identikit dell’artista. Se dovessimo descriverne uno, forse non ci basterebbe un libro, perché l’artista per antonomasia non esiste, perché le forme d’arte sono molteplici, e soprattutto perché l’arte non è una scienza che segue degli schemi canonici a cui poi, chi la esercita possa ricondursi. L’arte è in prima istanza innata, ispirazione, e condanna. È in quest’ottica che mi piace inserire le parole di uno, che dell’arte ha fatto il proprio mestiere, a volte trasformandola in scienza, parlo di Thomas Mann, uno tra i più importanti scrittori del XX secolo. Nel suo Tonio Kroger, opera dei primi del novecento, Mann descrive così l’artista: “Un artista, un artista vero e non uno la cui libera professione borghese sia l’arte, uno predestinato e condannato, lo si riconosce tra mille, anche con uno sguardo non molto esperto… Nel suo viso si legge il senso dell’isolamento e dell’estraneità, la consapevolezza di essere riconosciuto e osservato, qualcosa di regale e di smarrito nello stesso tempo. Qualcosa di simile si può osservare nei tratti di un principe che cammina tra la folla in abiti borghesi”.

Poche idilliche parole per descrivere una nuova classe, che trasla tra le altre, per prendere da ciascuna solo coloro che nell’arte ritrovano la loro predestinazione: non è l’uomo a scegliere l’arte, ma è questa a scegliere il suo messaggero. Immaginiamo quella foto ritratto di Kafka a Praga, cappello in testa, e bastone in mano, o Hemingway a Pamplona, immaginiamoci Picasso a Parigi, o chiunque altro sia riuscito a trasformare la sua condanna in arte, loro sono i nostri artisti. Eppure nelle parole di Mann risuona pesante il senso d’isolamento, la tristezza, la sofferenza, il rancore che pulsa nelle vene di ciascuno di questi. È possibile essere artisti senza vivere la sofferenza? Se dovessimo restare fedeli alle parole dell’autore di Lubecca la risposta è no, ma dobbiamo tenere presente la gioia che l’arte, una volta compiuta trasmette nell’artista stesso, e in chi quell’arte la “subisce”. L’arte è bella, indipendentemente dai gusti, l’arte è il calore che una poesia, un racconto, un romanzo, un dipinto, riesce a trasmettere, quello stesso calore, che ci scalda nelle fredde notti d’inverno, il calore che ci fa compagnia mentre aspettiamo il giorno, l’arte è alba, l’alba dell’uomo, che nelle sofferenze, riesce a ritrovare la vita.

Quando cadiamo, quando tutto va male, scriviamo, dipingiamo, narriamo, chi per un pubblico, chi per se stesso. La verità è che tutti noi facciamo arte, perché, in fondo, tutti noi siamo arte.

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