Storia e date

storia e date

Il rapporto tra la storia e le date è sempre stato ambiguo. Sin dalle scuole elementari viene insegnato a dividere la storia del mondo “occidentale” in date fondamentali: il medioevo inizia con la caduta di Roma nel 476, l’età moderna con la scoperta dell’America nel 1492, l’anno Mille divide il Medioevo in Alto e Basso. Ma che significato hanno queste date? Ad esempio, nel 476 gli abitanti di una stremata penisola italiana si resero conto che il mondo romano era improvvisamente sparito? Il primo di gennaio del 1000 i contadini pensarono tutto d’un tratto di innovare le loro tecniche agricole? Ovviamente, le cose non stanno così.

Proviamo a usare la caduta di Roma come riferimento. Molte interpretazioni non la vedono nemmeno come la data d’inizio del medioevo. Ludovico Antonio Muratori nel Settecento collocava l’inizio del medioevo italiano nel 410 con la caduta del mito di Roma in seguito al sacco di Alarico e la sua idea ebbe molta eco successivamente. In effetti, per i contemporanei come sant’Agostino e san Girolamo, il sacco del 410 ebbe un impatto davvero pesante a livello di coscienza. I sostenitori del 476 basano la loro teoria principalmente sul fatto che in quell’anno sparisce un potere unitario imperiale come quello romano nel mondo occidentale. Bisogna dire occidentale, perché a Oriente l’impero di Costantinopoli rimane e la sua popolazione continua a definirsi romana, rivendicando per diversi secoli le regioni appartenute alla sua controparte di ponente. Per i bizantini, pertanto, l’impero cade con Costantinopoli nel 1453. Tra l’altro per alcuni storici Bisanzio in quanto impero finisce nel 1204 e non nel 1453[1], altro esempio della cautela con cui è necessario trattare le date. A ciò si aggiunge la tendenza degli ultimi decenni nello studiare in maniera unitaria un periodo storico che abbraccia la data del 476 senza vederla come cesura. Questa epoca cosiddetta della “tarda antichità” si sovrappone dunque alle comuni categorie di Età Romana e Medioevo, il suddetto Tardoantico, che, a seconda delle diverse interpretazioni degli storici, si estende tra la fine del II secolo d.C. e il VII[2].

Dobbiamo quindi totalmente ignorare le date? Assolutamente no, è necessario solo abbandonare l’idea dogmatica che le vede come un evento rivoluzionario improvviso. Dietro ogni evento c’è un lungo processo più profondo ricco di movimenti sociali e culturali in cui lo stesso evento si innesta. Le date sono importanti anche perché permettono di separare gli ambiti di studi nei primi livelli di educazione nella materia “Storia” e creano dei limiti che agevolano il lavoro. Inoltre, permettono, anche se solo in maniera superficiale, di riferire a un momento determinato del lontano passato una condizione caratteristica della società umana che altrimenti sarebbe di difficile collocazione.

Per concludere, quindi, le date sono importanti, ma è necessario sapere che non sono monolitiche divisioni che frammentano la storia in diversi momenti con soluzione di continuità.

 

[1] A tal proposito si veda Mario Gallina, Bisanzio. Storia di un impero (secoli IV-XIII), Roma 2008.

[2] Per chi vuole una breve sintesi dell’idea di Tardoantico consiglio la visione della rispettiva voce nell’enciclopedia Treccani online all’indirizzo http://www.treccani.it/enciclopedia/tardoantico/. Per una prospettiva più profonda si vedano, invece, tra le altre, le opere di Peter Brown tra cui Genesi della tarda antichità, Torino 2001.

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